La sindrome del tunnel carpale è una condizione molto frequente che colpisce prevalentemente le donne a qualsiasi età e si manifesta, inizialmente, con la comparsa di dolore e senso di pesantezza alla mano interessata che si può accompagnare ad alterazione della sensibilità delle prime tre dita. Il dolore è dapprima prevalentemente notturno, inizia alle dita ed al polso per estendersi all’avambraccio ed alla spalla ed è spesso causa di insonnia o di risveglio notturno.
La sindrome del tunnel carpale (STC) è un’affezione estremamente comune nel sesso femminile in qualsiasi età della vita. Si manifesta, inizialmente, con la comparsa di dolore e senso di pesantezza delle prime tre dita della mano che si estendono all’avambraccio ed alla spalla. Questi sintomi si manifestano inizialmente la notte dopo le prime due-tre ore di sonno provocando frequenti risvegli ed insonnia. Con il progredire della malattia questa sintomatologia persiste e si aggrava nelle ore diurne limitando l’attività lavorativa.
La STC è causata dalla compressione del nervo mediano a livello del canale del carpo del polso. Il nervo mediano è un nervo “misto” possiede al suo interno fibre sensitive e fibre motorie. Le fibre sensitive, più periferiche, trasportano stimoli per la sensibilità dalle prime tre dita della mano mentre le sue fibre più profonde inviano stimoli ai muscoli flessori delle prime tre dita che ci permettono di chiuderle sul palmo. Il canale del carpo è una sorta di “galleria” che il nervo attraversa insieme ai tendini flessori ed è ricoperto da un “tetto” formato da strutture connettivali poco elastiche, il retinacolo dei t. flessori ed il legamento trasverso del carpo.
La sofferenza del nervo mediano è riconducibile ad una compressione meccanica, dovuta al restringimento del canale. Può succedere che l’infiammazione dei tendini flessori, come avviene nelle malattie reumatiche, o più frequentemente l’ispessimento dei legamenti che formano il “tetto” del canale, producano una riduzione dello “spazio” all’interno del canale del carpo con conseguente compressione del nervo. Questa condizione compressiva provoca la riduzione dell’apporto di sangue (vasa nervorum) e di ossigeno al nervo e l’accumulo di cataboliti tossici al suo interno. Si innesca in questo modo la sofferenza del nervo. Con il perdurare della compressione le fibre sensitive, le più periferiche del nervo, degenerano. Non conducendo più gli impulsi elettrici si manifesta clinicamente la perdita progressiva della sensibilità delle dita fino alla anestesia completa. Negli stadi più avanzati, se non si decomprime il nervo, si arriva alla degenerazione delle fibre più interne del nervo con conseguente paralisi motoria ovvero con la perdita del movimento volontario delle prime tre dita della mano (“mano benedicente”).
L’intervento chirurgico, se eseguito nelle prime fasi della malattia, restituisce la funzionalità completa della mano con la scomparsa del dolore notturno ed il recupero della sensibilità delle dita. Se la decompressione chirurgica viene eseguita tardivamente, quando la degenerazione delle fibre nervose è avanzata, la ripresa funzionale può essere incompleta con scomparsa della sintomatologia dolorosa ma con perdita parziale o completa della sensibilità.
Con l’intervento chirurgico si scongiura, comunque, l’evoluzione della malattia e la paralisi motoria.
Nelle fasi iniziali di malattia può essere utile la fisioterapia e la terapia medica.
L’intervento chirurgico, della durata di circa 10 minuti, si esegue ambulatorialmente in anestesia locale con una piccola incisione al polso. La scomparsa del dolore è immediata, la ripresa completa avviene in 2 settimane nei casi di compressione lieve o moderata. Nei casi di compressione grave, dopo l’intervento chirurgico, può essere necessaria la fisioterapia.