Rappresenta la condizione più frequente di plantalgia nelle donne che si associa, abitualmente, ad una anomala iperpressione delle teste metatarsali in appoggio gravitario o in fase di spinta del passo.
La metatarsalgia è un termine generico che non definisce, di per sé, una condizione patologica specifica ma una “sindrome” caratterizzata dalla presenza di dolore plantare in corrispondenza dell’avampiede. Rappresenta la condizione più frequente di plantalgia nelle donne che si associa, abitualmente, ad una anomala iperpressione delle teste metatarsali in appoggio gravitario o in fase di spinta del passo. Questa condizione di sovraccarico produce delle ipercheratosi dell’avampiede che posso essere confluenti in una unica callosità plantare o localizzate quando il sovraccarico coinvolge un singolo metatarso, più frequentemente il secondo.
La metatarsalgia può manifestarsi in corso di malattie reumatiche (/artrite reumatoide), nelle malattie dismetaboliche come il diabete o la gotta, come esito di malattie neurologiche (paresi), nelle affezioni che si espandono nello spazio inter metatarsale (neurofibroma di Civinini–Morton).
In altri casi la metatarsalgia si presenta per ragioni esclusivamente biomeccaniche che sono riconducibili ad un’alterazione dell’appoggio armonico dei metatarsi al suolo. Ciò avviene nelle deformità congenite (per alterazione della lunghezza dei raggi metatarsali), nel piede cavo, nel sovraccarico funzionale dei raggi laterali dopo l’intervento di correzione dell’alluce o per insufficienza funzionale del primo raggio, negli esiti delle fratture metatarsali.
Se i trattamenti conservativi non sortiscono i benefici sperati è necessario l’intervento chirurgico.
I trattamenti chirurgici sono necessari in caso di evidente sovraccarico funzionale di uno o più metatarsali e di lesioni espansive inter metatarsali.
Il riallineamento e l’elevazione dell’intero ventaglio metatarsale o di uno o più raggi metatarsali viene ormai universalmente eseguito con tecnica mini invasiva percutanea senza l’utilizzo di mezzi di sintesi (DMMO).
L’intervento viene eseguito in anestesia locale. La deambulazione ed il carico completo devono essere immediati per la buona riuscita dell’intervento.
I tempi di stabilizzazione sono di circa 45 giorni con ripresa dell’attività sportiva dopo 90 giorni.