La fascite plantare e la spina calcaneare sono due condizioni comuni che possono causare dolore al tallone, spesso collegate tra loro e più frequenti nei soggetti con piede cavo.
La fascite plantare è una condizione morbosa molto frequente in entrambi i sessi fra i 40 e i 60 anni di età. La definizione di “fascite” è di fatto impropria perchè indicativa di una condizione infiammatoria della fascia plantare ma di fatto non si tratta di un processo infiammatorio ma di una ipertrofia fibrosa della fascia plantare.
La “spina calcaneare” (heel spur) è rappresentata da una formazione ossea, esostosi, che si produce dorsalmente all’ inserzione della fascia plantare sul calcagno. Spesso rappresenta una possibile evoluzione della “fascite” plantare alla quale si associa.
Si manifestano più frequentemente nel piede cavo.
Oltre ad una corretta valutazione clinica è indispensabile l’analisi radiologica (Rx) per la valutazione morfologica del piede ed il volume dell’esostosi calcaneare plantare. L’esame diagnostico di elezione, nel caso della “fascite” plantare, è la Risonanza Magnetica, in particolare ad alto campo, che permette una valutazione mirata dello spessore della fascia plantare che consente un planning preoperatorio accurato.
Nelle fasi iniziali è consigliabile l’uso di plantari custom made e di calzature adeguate.
Sono sconsigliate le infiltrazioni locali di steroidi che favoriscono la degenerazione della fascia plantare.
Possono essere utili la somministrazione iniettiva di fattori di crescita da cellule staminali (PRP) associate alla terapia infiltrativa con ossigeno-ozono perimalleolare.
Il trattamento con onde d’urto della “spina calcaneare” non può sortire beneficio trattandosi di una neoformazione ossea e non calcifica e pertanto non aggredibile con le ondo d’urto anche se ad elevata potenza. Le OD possono indurre beneficio nel trattamento delle “fasciti plantari “nelle fasi iniziali.
Il trattamento delle esostosi calcaneari e delle “fasciti” croniche è chirurgico. L’intervento può essere eseguito in anestesia locale con tecnica mini invasiva percutanea (MIS) in anestesia locale in pochi minuti. La ripresa funzionale è immediata.